De li Diece Maiori Peti de la Historia
De Flatulentia, Potestate, Spectaculo et Conditione Humana
Summario
La flatulentia tene uno loco strano ne la memoria de li homini. Ella è cosa universale de lo corpo, ma regulata per costume; spesse volte causa de riso, alcuna volta de vergogna, et rarissimamente degna, secondo li scrivani, de essere posta in cronica insieme con guerre, pacti, coronationi et morte de regi. E nondimeno alcuni peti scapparono de lo oblivio. Restaro perché furono fatti presso a li potenti, entrarono ne li libri, produssero scandalo, devennero arte, o ebbero effecti assai maiori de la poca aria donde nacquero.
Per “maiori” non intendemo qui li peti più grandi per quantità, puzza, durata o romore. Nulla misura certa de tali cose resta ne li libri antichi. Li giudicamo piuttosto secondo quattro criterii: consequenza, memoria scritta, singularitate et fama. Dove è testimonianza antica, essa serà distinta da leggenda; dove lo scritto è oscuro, la oscuritate serà confessata; dove la traditione aggiunge colore, essa non serà mostrata come veritate conprobata.
Da questo appare una veritate assai durevole. Li homini hanno facto regni, leggi, ecclesie, filosofie et grandi ordini de dignitate; ma tutti quelli ordini furono habitati da homini che avevano uno culo. Et però la historia de lo peto non è separata da la historia de la civilitate. Ella è la civilitate veduta da basso.
I. Lo Peto de la Pascha: Hierusalem, circa 50 de l’Era Commune
Lo peto forse più grave per consequenza appare ne la historia de Flavius Iosephus, homo iudeo che scrisse de li Romani et de la guerra de Iudea. Ne li giorni de Pascha, sotto lo procuratore Cumanus, quando grandissima moltitudine veniva a Hierusalem, soldati romani stavano presso lo Templo perché tale congregazione poteva facilmente devenire tumulto. Secondo Iosephus, uno soldato se voltò verso lo populo, levò la veste, mostrò le posteriora et fece uno sono conveniente a tale postura. Li interpreti non sono tutti concordi se lo testo descriva uno peto espresso, uno insulto verbale, o ambedue; ma la lettura flatulente è antica et ragionevole.
Lo gesto fu manifesta ingiuria. Non fu semplice accidente de lo ventre, ma provocazione contra lo populo. La gente domandò che lo soldato fosse castigato; lo tumulto crebbe; li Romani intervennero; la folla fugì et molti furono calpestati. Iosephus dona computo grandissimo de morti: circa venti milia ne una opera, circa trenta milia in altra traditione del medesimo episodio. Tali computi antichi non devono essere ricevuti senza cautela, ma la discordia medesima mostra quanto lo scrittore considerasse terribile lo esito.
Per questo lo peto de Hierusalem merita lo primo loco per consequenza. Non perché uno peto solo mutasse la historia de Roma et Iudea, ma perché poche volte una cosa tanto ridicula fu posta così presso a la morte. Qui lo peto divenne gesto politico. Uno soldato mostrò quanto può essere periculoso lo disprezzo quando veste la forma de lo imperio.
II. Henricus Ludlow et lo Peto de lo Parlamento: Londra, 4 Marzo 1607
Nel quarto giorno de marzo de lo anno 1607, ne la Casa de li Communi de Anglia, lo parlamentario Henricus Ludlow fece una contributione non prevista a li negotii del regno. Mentre Sir Iohannes Croke leggeva uno messaggio venuto da la Casa de li Signori circa la naturalizatione de li Scoti, Ludlow petò sonoramente. Questa volta la fortuna de li posteri fu grande, perché Roberto Bowyer, diarista de Parlamento, scrisse lo facto et notò che la camera rise tanto che quasi mise in imbarazzo lo messaggero.
Se la cosa fosse finita lì, Ludlow avrebbe patito solo vergogna. Ma lo peto uscì da la sala et entrò ne la poesia. Uno poema satirico cognosciuto come The Censure of the Parliament Fart, spesso abbreviato in The Parliament Fart, fece parlare molti grandi homini de politica sopra quello sono. Così una emissione involuntaria divenne instrumento per burlare lo governo.
La grandezza de questo peto sta ne la memoria scritta. Mille parole dette in Parlamento furono perdute; lo peto de Ludlow no. Egli niente disse, et nondimeno restò in memoria. Per uno momento, dignitate, titulo et gravitate sparirono, et tutta la Casa de li Communi tornò simile a una scola de putti che ridono de uno rumore.
Lo peto de Ludlow mostra una veritate severa circa la memoria humana. Li homini parlano pensando che le loro parole sieno destinate a li seculi. Ma la historia non promette tale cosa. Ella conserva ciò che vuole, et talvolta preferisce uno peto a una oratione.
III. Rolandus le Petour et la Feudalitate de lo Peto: Anglia, Seculo XII
Ne li tempi de Henricus Secondo, uno homo chiamato Rolandus le Petour, cioè Rolandus lo Petatore, fu ricordato per una obligatione assai strana. Egli teneva terra per uno servitio speciale, detto serjeantia, nel quale doveva presentarse davanti a lo rege a Natale et fare unum saltum et siffletum et unum bumbulum: uno salto, uno fischio et uno peto.
Qui conviene dividere lo facto da la leggenda. Lo nucleo documentario è scarno: la memoria feudale registra la terra et lo servitio. Non dice che la corte aspettasse Rolandus con grande gaudio, né descrive dame, coppe, musici o risate. Tutto quello appartiene a traditione posteriore et a imaginazione verisimile. Ma la parte essenziale non ha bisogno de ornamento: lo peto era realmente parte de uno dovere fondiario.
Nel medio evo, terra et servitio erano spesso legati per forme che oggi paiono stranissime. Uno tenitore poteva dovere cavalli, armi, cibo, guardia, o uno gesto cerimoniale. Rolandus stava dentro questa logica, ma la portava a uno termine che pare quasi parodia de se stessa. La terra non era mantenuta solamente con oro o sangue, ma anche con vento.
Per questo Rolandus merita lo loco de maior peto per singularitate institutionale. Nessuno altro homo può vantare con tanta forza che la sua flatulentia divenne parte de lo diritto de tenere terra. La feudalitate possedette castelli, campi, cavalieri, monaci et servi. Possedette ancora, per breve momento, uno peto officiale.
IV. Le Pétomane: Parigi, Fine del Seculo XIX
Ioseph Pujol, nato a Marsilia ne lo anno 1857, fece de lo peto una professione. Chiamato Le Pétomane, egli aveva grandissimo dominio sopra li musculi de lo ventre et de lo ano. Poteva trarre aria dentro lo corpo et mandarla fora quando voleva. In senso stretto, dunque, molte de le sue emissioni non erano vento de digestione ma aria voluntariamente aspirata et espulsa. Questa subtilitate physiologica non toglie nulla a la gloria.
Ne li anni 1890 egli fece spectaculo a lo Moulin Rouge de Parigi. Imitava instrumenti, cannoni, tempeste et faceva melodie. Molta gente veniva a vederlo. In uno tempo de pittori, poeti, torri de ferro et nuove scientie, Parigi vide ancora lo più disciplinato culo de Europa.
Con Pujol lo peto cessò de essere solo accidente. Ludlow petò per caso; Rolandus per servitio; Pujol per arte et questu. Egli aveva technica, ritmo, repertorio et dominio de la scena. Lo suo corpo era instrumento, et lo publico veniva non per vedere uno accidente ma per assistere a uno exercitio deliberato de maestria.
Le traditioni posteriori adornano assai le reazioni de lo publico. Si racconta de dame piegate dal riso, signori incapaci de respirare, medici curiosi de conoscere lo secreto physiologico. Non ogni parte può essere conprobata. Ma la fama professionale è certa: uno homo fece de la arte anale una carriera de successo.
Per questo Pujol merita lo titulo de maior peto ad arte. Altri petarono et furono ricordati. Egli petò affinché fosse ricordato.
V. Lo Conte de Oxford Davanti a Regina Elisabeth: Fine del Seculo XVI
Iohannes Aubrey, raccoglitore de vite et anecdoti, racontò una historia assai famosa de Edward de Vere, Conte de Oxford. Secondo lui, Oxford, inchinandose davanti a Regina Elisabeth, lasciò uscire uno peto. Per la vergogna, partì da Anglia et stette fora sette anni.
La cosa non può essere provata bene. Aubrey scrisse le sue Brief Lives tra circa 1669 et 1696, quasi uno seculo dopo lo supposto episodio, et egli stesso nacque dopo la morte de Elisabeth. Dunque conviene chiamarla leggenda cortesana, non facto certo. Ma è leggenda perfetta per una corte dove gesto, veste, parola et postura potevano valere assai.
Petare ne una taverna era una cosa; petare mentre uno se presentava davanti a la Regina d’Anglia era altra. Lo accidente corporale diventava fallo sociale, et lo fallo sociale poteva parere più terribile de una ferita. Secondo la logica de lo raconto, Oxford non fuggì da una battaglia, da uno debito o da uno inimico. Fuggì da la memoria de uno peto.
La fine de la historia è ancora migliore. Quando Oxford tornò, la Regina, secondo Aubrey, disse che già aveva dimenticato lo peto. Ma dicendo questo mostrò precisamente che non lo aveva dimenticato. Se fu bontate o crudeltate regale, ciascuno può giudicare.
Così lo peto de Oxford resta lo maior peto de vergogna cortesana. La leggenda vive perché tocca uno timore universale: non che lo corpo tradisca lo homo, ma che lo faccia precisamente davanti a chi più desiderava impressionare.
VI. Claudius et lo Diritto de Petare: Roma, 41–54 de l’Era Commune
Suetonius racconta de Claudio Cesare una cosa singularissima. Havendo udito che uno homo quasi se fece male perché non osava liberare lo vento davanti a lo imperatore, Claudio pensò de promulgare uno editto che permettesse a li convitati de petare a mensa.
La mensa romana poteva durare assai, et li convitati stavano secondo ordine de dignitate. Davanti a Cesare, lo timore de fare cosa indegna poteva diventare più forte de lo bisogno de lo corpo. Claudio, secondo Suetonius, vide lo problema et pensò una solutione propria de imperatore: se la buona creanza faceva male a lo ventre, forse bisognava mutare la regula.
Nullo Edictum de Pedendo è arrivato sino a noi, et Suetonius dice solamente che Claudio pensò de farlo; non che lo promulgasse. La historia dunque è bene attestata come anecdoto antico, non come legge conservata. Ma proprio questa distinctione la rende più interessante. Non abbiamo una legge de lo peto. Abbiamo uno imperatore che, secondo uno biographo romano, pensò seriamente che una tale legge potesse essere utile.
Lo principio implicito è quasi philosophico. La dignitate de lo imperio ha limiti. Lo corpo non conosce Cesare. Lo ventre non comprende protocollo. Et se lo corpo insiste abbastanza, anche lo imperatore deve forse cedere.
Per questo Claudio merita lo titulo de maior peto de governo, benché lo peto medesimo non sia identificato. La sua grandezza sta ne lo riconoscimento politico: certe potestati dello homo finiscono precisamente dove comincia la ventositate.
VII. Li Petatori Musicali de Augustino: Circa lo Anno 400
Sancto Augustino de Hippona scrisse de peccato, gratia, anima, voluntate et Dio. E nondimeno egli devenne ancora uno testimonio importante de l’arte de petare. Ne La Città de Dio, Libro XIV, Capitolo XXIV, parlando de homini che avevano dominio straordinario sopra alcune parti de lo corpo, Augustino dice che alcuni potevano produrre voluntariamente suoni da le posteriora quasi come canto.
Lo suo fine non era fare ridere. Egli voleva mostrare che la voluntate può avere sopra lo corpo poteri assai diversi in diversi homini. Alcuni movevano le orecchie; altri parti de lo volto; altri lo ventre; et tra questi mise ancora homini capaci de fare suoni musicali col culo.
Questa testimonianza è importante perché non appare in uno libro de burle, ma in una opera theologica de altissimo intento. Li petatori entrano ne la discussione non come buffoni, ma come prova. Augustino usa la loro capacità per ragionare circa dominio voluntario et natura humana. Uno peto, dunque, diviene argumento.
Li nomi de questi maestri sono perduti. Questa è una ingiustitia de la historia. Non sappiamo se fossero giullari, uomini de strada, buffoni, curiosità anatomiche o altra sorte de artisti. La loro fama individuale morì, ma la memoria de la arte restò.
Così li petatori de Augustino sono forse li più strani immortali de la tarda antiquitate. Furono salvati da lo oblivio non da uno re, non da uno poeta comico, ma da uno santo che aveva bisogno de loro per parlare de la voluntate.
VIII. Lo Tuono de Nicolaus: Chaucer et lo Peto Letterario, Fine del Seculo XIV
Galfridus Chaucer sapeva che una historia de homini non è completa se nessuno mette lo culo fora de una finestra. Ne Lo Raconto de lo Molinaro, Absolon viene sotto una finestra per cercare uno bacio. Ma Nicolaus gli mostra le posteriora et fa uno peto tanto forte che Chaucer lo compara a uno thonder-dent, cioè colpo de tuono.
Lo peto non è solo ornamento de la burla. Egli muta lo corso de la historia. Absolon, pieno de ira, torna con uno ferro ardente, et da quello nasce tutto lo tumulto finale. Lo corpo fa mover la trama.
Questa è la grande scientia comica de Chaucer: li appetiti corporali et li desiderii nobili non vivono in mondi separati. Amore, desiderio, gelosia, vanitate et flatulentia abitano la medesima creatura. Lo peto de Nicolaus non interrompe una grande scena romantica. Rivela che la scena non era mai stata tanto grande quanto li personagii credevano.
Per questo lo peto de Nicolaus è forse lo maior peto de la litteratura inglesa per efficacia narrativa et fama. Seculi de copisti, stampatori, maestri et scolari lo conservarono. Molti giovani, aprendo uno libro reputato nobile et antico, scoprono che uno de li padri de la lingua inglesa scrisse con grande cura de uno homo che petò ne la faccia de un altro homo.
Chaucer vinse.
IX. La Tromba de Barbariccia: Dante, circa 1308–1320
Dante Alagherii pone, a la fine de uno canto de lo Inferno, uno de li peti più celebri de tutta la litteratura. Dante et Virgilio sono tra demoni detti Malebranche, che guardano peccatori immersi ne la pece ardente. Quando li demoni se preparano a mover, lo testo dice: ed elli avea del cul fatto trombetta.
Secondo la lettura commune italiana, quello “elli” se riferisce a Barbariccia, duca de la decina nominato poco prima; esistono però letture differenti circa lo preciso demonio responsabile. La cosa importante non muta: uno demonio de Dante dà lo segno militare facendo de lo culo una tromba.
La positione de la burla la rende grande. La Comedia parla de Dio, peccato, giustitia, politica, amore et destino de l’anima. E nondimeno uno canto finisce con uno demonio che petta. Non è errore. Lo inferno de Dante è ancora degradazione, bruttezza et beffa.
Anzi, lo peto possiede qui funzione perfettamente infernale. Li Malebranche imitano uno ordine militare, ma tutto in loro è degradato: li gesti, li linguaggi, li signali. Dove uno exercito terreno haveria tromba de bronzo, questi demoni hanno lo culo.
La posteritate ha poi dato a questo peto una dignitate che Barbariccia medesimo non poteva imaginare. Generazioni de scholari lo hanno tradutto, commentato, discusso et collocato dentro uno de li più grandi monumenti de la litteratura occidentale.
Questo è dunque lo maior peto per auctoritate theologica et litteraria. Pochi culi hanno avuto tanti commentatori.
X. He-gassen: Quando lo Peto Divenne Guerra, Periodo Edo
Ne la terra de Iapone nacquero imagine de battaglie fatte con lo peto, oggi cognosciute col nome He-gassen, cioè battaglie de peti. La traditione appartene principalmente a lo periodo Edo, et alcuni de li scrolli più cognosciuti sopravvivono in copie o versioni de seculi posteriori, specialmente del seculo XIX.
In queste figure, homini alzano le vesti et mandano grandi venti contra altri homini. Alcuni avversarii volano, altri cadono, animali fuggono et la flatulentia divenne arma. Non tutte le imagine sono de uno medesimo tempo, né conviene dare loro uno solo autore. La traditione, però, è reale.
La grandezza de He-gassen sta ne la escalatione. Uno peto singularmente può essere ridiculo perché rompe lo ordine. Qui lo rompimento diviene ordine novo. Li homini combattono per squadre; le posteriora diventano instrumenti offensivi; lo vento riceve forza quasi de artiglieria.
Secondo lo spirito de queste figure, uno exercito ben disposto haveria bisogno non solamente de disciplina, ma de alimento opportuno, vento favorevole et buona disposizione intestinale. La strategia militare è ridotta a physiologia. Li generali diventano culi con piano.
La burla poteva servire per ridere de guerra, inimici, stranieri, rivalità et pretensione humana. Et qui sta lo valore più profondo. La guerra, che li homini amano vestire de gloria, honore et sacrificio, viene representata come competizione de posteriora.
Per questo He-gassen merita lo titulo de maior peto collettivo. Altre terre conservarono peti singulari. Iapone imaginò uno intero teatro de guerra flatulente. Qui lo peto non interrompe la battaglia.
Lo peto è la battaglia.
Conclusione: Verso una Dottrina Generale de la Flatulentia
Queste diece historie mostrano varie forme de lo peto. Hierusalem mostra lo peto come provocazione. Ludlow mostra lo peto come accidente politico conservato per scrittura. Rolandus mostra lo peto come institutione. Pujol lo peto come arte et questu. Oxford lo peto come vergogna leggendaria. Claudio lo peto come materia de governo. Augustino lo peto come testimonio de dominio corporeo. Chaucer et Dante lo peto come litteratura. He-gassen lo peto come guerra.
Ma insieme mostrano ancora una cosa più grande. Lo peto entra ne la historia quando incontra potestate. Uno soldato romano petta presso lo Templo et lo facto resta perché Roma et Hierusalem sono grandi. Ludlow petta ne Parlamento et lo facto resta perché Parlamento scrive. Oxford petta davanti a una regina et lo raconto sopravvive perché li conti et le regine hanno biographi. Augustino parla de petatori, et li petatori sopravvivono perché Augustino è sancto.
La historia mostra dunque una ingiustitia. Li peti de regi, santi, poeti et signori sono scritti più facilmente de quelli de contadini et poveri. Certamente furono grandi peti ne li tempi de pietra, peti tra mercatori de la Via de la Seta, peti de marinari del nord, peti de soldati anonimi sotto mura dimenticate, peti de monaci durante lunghi officii, et peti tanto terribili che fecero fuggire cacciatori et bestie.
Ma nessuno li scrisse.
Forse uno pastore etrusco fece uno peto de tale forza che li suoi compagni parlarono de esso per quaranta anni. Forse uno rematore greco salvò una nave da lo silenzio più terribile facendo ridere tutto lo equipaggio. Forse uno mercatore de Samarcanda fece evacuare una stanza et rovinò una negotiatione. Forse lo maior peto mai prodotto da homo sparì ne lo vento senza lasciare una sola littera.
Questa è la tragedia fondamentale de la historiographia flatulente.
La memoria de lo homo è breve. Regni cadono, nomi spariscono, palatii deveneno polvere. Lingue morono. Leggi vengono dimenticate. Li vincitori de guerre diventano note a piè de pagina.
E nondimeno lo peto de Henricus Ludlow vive ancora dopo più de quattro seculi.
Li homini che stavano con lui forse fecero grandi discorsi, et quasi tutti sono perduti.
Lo suo culo no.
Ordine Finale
Lo Peto de la Pascha — maior peto per consequenza politica et humana.
Henricus Ludlow — maior peto accidentale conservato da testimonio contemporaneo.
Rolandus le Petour — maior peto institutionale, feudale et fondiario.
Le Pétomane — maior peto ad arte et per questu.
Edward de Vere — maior peto de vergogna cortesana secondo leggenda.
Claudius — maior peto contemplato da la ragione de governo.
Li Petatori de Augustino — maiori peti voluntarii de antiquitate.
Nicolaus de Chaucer — maior peto narrativo de la litteratura inglesa.
Barbariccia, secondo la lettura commune — maior peto theologico et infernale.
He-gassen — maior transformatione de lo peto in guerra ordinata.
Nota Bibliographica
Per li facti principali, si possono consultare li seguenti testimonii et libri, senza li quali questa gravissima materia resterebbe abbandonata a lo vento.
Flavius Iosephus, De Bello Iudaico, Libro II, per lo tumulto accaduto sotto Cumanus et la provocazione del soldato romano.
Flavius Iosephus, Antiquitates Iudaicae, per la traditione parallela et li diversi computi de le vittime.
Robertus Bowyer, Diarium Parliamentarium, anno 1607, per lo peto de Henricus Ludlow ne la Casa de li Communi.
The Censure of the Parliament Fart, poema satirico del primo seculo XVII, per la transformatione de lo peto de Ludlow in materia politica et litteraria.
Liber Feodorum, per la serjeantia de Rolandus le Petour et la celebre formula unum saltum et siffletum et unum bumbulum.
Suetonius, Vita Divi Claudii, capitulo XXXII, per lo editto de flatulentia contemplato da Claudio.
Augustinus Hipponensis, De Civitate Dei, XIV.24, per li homini capaci de fare suoni voluntarii da le posteriora.
Galfridus Chaucer, The Miller’s Tale, per lo peto de Nicolaus, lo thonder-dent et lo successivo ferro ardente.
Dante Alagherii, Inferno, XXI.139, per colui che avea del cul fatto trombetta.
Iohannes Aubrey, Brief Lives, per la leggenda de Edward de Vere et Regina Elisabeth, da ricevere come anecdoto posteriore et non come testimonianza contemporanea.
Per Ioseph Pujol, detto Le Pétomane, restano biographie, chronache teatrali, manifesti et testimonianze circa lo spectaculo parigino de la fine del seculo XIX.
Per He-gassen, restano scrolli et copie iaponesi de traditione Edo, con celebri exemplaria conservati in collectioni moderne.
De Petis Perditis
Prima de concludere, conviene ricordare li peti che non possiamo più conoscere.
La historia scritta è nemica de lo ordinario. Uno scriba registra lo nascimento de uno principe, non lo peto de uno fabbro. Uno monaco registra uno eclipse, non lo vento de lo frate seduto accanto a lui. Uno cancelliere registra uno tractato, non lo accidente intestinale che forse interruppe la negotiatione.
Et però tutta questa doctrina è necessariamente incompleta.
Forse lo più sonoro peto de Roma non fu quello de Claudio, ma quello de uno schiavo senza nome.
Forse lo più perfetto peto musicale de antiquitate non fu udito da Augustino.
Forse Rolandus le Petour era mediocre, et uno contadino de Suffolk poteva superarlo ogni mattina senza ricevere né terra né applauso.
Forse Le Pétomane fu solamente lo primo grande petatore che ebbe uno impresario.
Non possiamo sapere.
Lo vento passa.
La littera resta.
Et quando la littera, per accidente o misericordia, conserva uno peto, lo historico ha dovere de prenderlo sul serio.
Sententia Ultima
Una conclusione sola appare certa:
La civilitate mai vinse contra lo peto. Ella solamente trovò forme sempre più elaborate per riderne.